Papa Leone XIV ha utilizzato uno storico discorso presso la sede dell’UNESCO a Parigi per lanciare un forte monito sulla crisi di efficacia delle Nazioni Unite e delle altre istituzioni multilaterali, avvertendo che il dialogo internazionale rischia di trasformarsi in una vuota “farsa”.

Parlando venerdì (25 settembre), primo giorno della sua visita di quattro giorni in Francia e prima apparizione di un pontefice presso l’agenzia culturale dell’ONU dal 1980, quando vi si recò Giovanni Paolo II, il pontefice statunitense ha affermato che il mondo guarda alle istituzioni internazionali con “sentimenti contrastanti”. Esse sono necessarie per affrontare sfide che nessuna nazione può fronteggiare da sola, ma soffrono di “una crisi di efficacia, soprattutto quando il dialogo viene considerato un ostacolo all’azione anziché una risorsa per la pace, una farsa anziché un’opportunità per cercare insieme il bene comune”.

Ha aggiunto che chi detiene il potere spesso tratta la legge come uno strumento da utilizzare a proprio piacimento: “Invece di rispettare la legge, chi detiene il potere vi fa appello quando serve ai propri interessi e la ignora quando lo limita, trattando persino la giustizia come se fosse una merce da comprare e vendere”.

Il momento scelto per queste parole era tutt’altro che casuale. Leone parlava mentre a New York proseguiva una tesa Assemblea generale delle Nazioni Unite. Tre giorni prima, il presidente Donald Trump aveva attaccato esplicitamente l’UNESCO nel suo stesso discorso all’Assemblea generale. Trump aveva definito “profondamente ironico” il fatto che l’ONU mantenga “un’intera istituzione, l’UNESCO, composta da persone e Paesi, dedicata alla protezione del patrimonio culturale, mentre, con la loro incessante promozione della migrazione di massa, questi globalisti stanno attivamente distruggendo le più grandi culture e il patrimonio più straordinario della storia”. Gli Stati Uniti hanno annunciato il loro ritiro dall’UNESCO nel 2025, con l’uscita prevista alla fine del 2026.

Leone non ha nominato Trump né altri leader. Ha presentato il problema come un fallimento più ampio della volontà politica e della fiducia. La pace, ha insistito citando la Costituzione dell’UNESCO del 1945, deve essere costruita “nelle menti degli uomini”, perché è lì che iniziano le guerre. I trattati e gli equilibri di potere sono necessari, ma non sufficienti. Una pace autentica, ha affermato, “scaturisce dalla virtù della giustizia piuttosto che da un semplice contratto, e da una retta volontà piuttosto che da un instabile equilibrio di interessi”. La guerra rimane “la più terribile delle opere umane”, perché mette la scienza stessa al servizio della distruzione.

La Santa Sede mantiene una missione permanente di osservatore presso l’UNESCO dal 1952; Leone ha ricordato che nel 2027 ricorrerà il 75º anniversario di questa presenza. Ha presentato l’agenzia come uno strumento ma anche come un luogo di confronto: uno spazio nel quale l’umanità può ancora riflettere sul proprio passato e sul proprio futuro attraverso l’educazione, la scienza e la cultura. La Chiesa, ha detto, vuole rinnovare questa collaborazione al servizio “del bene comune, che è l’espressione sociale della dignità” condivisa da ogni persona.

Durante le due presidenze di Donald Trump, gli Stati Uniti si sono ritirati ripetutamente da organismi delle Nazioni Unite e hanno drasticamente ridotto i finanziamenti, sostenendo che molte agenzie non perseguano più gli interessi americani. Durante il suo primo mandato, l’amministrazione lasciò l’UNESCO (2017) e il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (2018), annunciò il ritiro dall’OMS nel 2020 e ridusse o congelò i contributi all’UNRWA e ad altri programmi; il presidente Biden avrebbe successivamente annullato la maggior parte di questi ritiri.

Dopo essere tornato alla Casa Bianca nel 2025, Trump si è mosso più rapidamente e in modo più ampio: il primo giorno ha ordinato il ritiro dall’OMS e dall’Accordo di Parigi, ha posto fine alla partecipazione al Consiglio per i diritti umani, ha sospeso i finanziamenti all’UNRWA e ha annunciato un secondo ritiro dall’UNESCO, effettivo alla fine del 2026. Nel gennaio 2026 ha ordinato alle agenzie statunitensi di abbandonare 66 organizzazioni internazionali, tra cui 31 organismi delle Nazioni Unite, come UN Women, UNFPA e la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

I contributi obbligatori sono stati versati soltanto in misura limitata, lasciando gli Stati Uniti con miliardi di dollari di arretrati, mentre i finanziamenti umanitari volontari sono diminuiti drasticamente e il Congresso ha imposto ulteriori tagli e condizioni ai finanziamenti destinati al bilancio ordinario e alle operazioni di peacekeeping dell’ONU.

L’intelligenza artificiale e il significato dell’essere umano

Il resto del discorso ha sviluppato temi che Leone ha posto al centro dei suoi primi 16 mesi di pontificato, in particolare i rischi legati all’intelligenza artificiale. Ha posto una domanda che, secondo lui, nessuna cultura può eludere: “Che cosa significa essere umani?”. Ogni generazione deve trovare una risposta, ha sostenuto, soprattutto in un momento in cui tecnologia e ideologia rischiano di distorcere tale risposta.

L’IA, ha affermato, “amplifica questo problema”. I sistemi possono mettere in relazione i dati, ma “non possono rispondere alle domande che riguardano il significato della vita umana, che affonda le proprie radici nell’esperienza vissuta”. Il significato, ha aggiunto, “è l’ossigeno dello spirito”. Il paradosso che ne deriva è netto: “mentre l’intelligenza viene attribuita ai sistemi computazionali, fatichiamo a riconoscere la dignità inalienabile delle persone umane, le cui vite vengono giudicate secondo il criterio dell’efficienza e, quando considerate non più produttive, vengono respinte e scartate”.

Le nuove tecnologie devono rimanere “al servizio della persona umana, anziché diventare un ulteriore strumento di dominio e ingiustizia”, ha continuato il Papa. Ha chiesto in particolare di proteggere bambini e giovani, affinché gli strumenti digitali non diventino mai “un’opportunità di sfruttamento”.

Venerdì mattina, all’Eliseo, Leone aveva già messo in guardia il presidente Emmanuel Macron e le autorità francesi dal rischio che un “paradiso delle macchine” invada la vita quotidiana e aveva invocato un’educazione alla capacità di discernimento etico. La visita all’UNESCO ha incluso un forum mattutino dedicato ai giovani, ispirato alla sua enciclica Magnifica Humanitas.

Il viaggio in Francia e le questioni ancora aperte nella Chiesa

L’itinerario francese di Leone è molto fitto: Parigi, poi Lourdes e Metz. Dopo l’UNESCO, ha raggiunto in papamobile la restaurata cattedrale di Notre-Dame per i vespri, elogiando lo sforzo collettivo che ha permesso di ricostruire il simbolo danneggiato dall’incendio come prova del fatto che “qui batte il cuore di un popolo”. Ha inoltre ribadito l’opposizione della Chiesa al suicidio assistito, alla manipolazione genetica, alla maternità surrogata e al traffico di organi, affermando che scienza e tecnologia non devono trasformarsi in “iniziative orientate al profitto”.

Il sottotesto pastorale è quello della riparazione. Un rapporto del 2021 aveva documentato diffuse forme di abuso sessuale da parte del clero in Francia. Domenica, a Lourdes, il papa incontrerà sette vittime. I vescovi francesi hanno introdotto misure di risarcimento e di tutela, ma le vittime continuano a chiedere una piena assunzione di responsabilità.

Leone ha presentato l’UNESCO non come il relitto di un ordine internazionale postbellico ormai al tramonto, ma come un luogo ancora necessario per recuperare una cultura della pace, della verità e della dignità umana in un momento in cui le istituzioni multilaterali appaiono, agli occhi di molti, esauste. Resta da vedere se i governi interpreteranno queste parole come un rimprovero o come un invito – una questione resa ancora più evidente dal contrasto con il discorso pronunciato a New York tre giorni prima.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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